Buffer, primo passo per una condivisione consapevole

Buffer, primo passo per una condivisione consapevole
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La prima volta che mi hanno nominato Buffer il mio primo pensiero è stato:

«E cosa sarebbe?»

Non avevo assolutamente alba che fosse un tool che permettesse di gestire le pubblicazioni su più social contemporaneamente. L’ho provato e ho sbagliato tante, tantissime volte e, sinceramente, lo amo e lo odio.

Buffer, primo passo per scoprire gli strumenti del web

Non è mia intenzione fare una panoramica su come si usa Buffer, in questo ci ha già pensato molto bene (e dettagliatamente) Francesca Oliva, mentore e mamma di Palestra Writer .

Al massimo posso contribuire raccontandoti il primo approccio e le prime impressioni.

Non l’ho scelto autonomamente, mi è stato consigliato da un sito per il quale scrivo, ogni tanto, qualche post a carattere generale. È stata un’esperienza disastrosa e appena sono entrata il pannello di controllo mi è parso grigio, scarno e, graficamente, alquanto triste. Per di più, tutte le indicazioni e le varie opzioni sono scritte in inglese, lingua straniera globale importantissima, certo, ma con la quale non vado affatto d’accordo.

Tuttavia non ho voluto farmi intimorire dalla barriera linguistica e ho provato. In fondo, Buffer è abbastanza intuitivo e, una volta capito pochi, semplici meccanismi, non è poi tanto difficile da usare. Se ti ricordi di selezionare gli account giusti e fai bene attenzione alla fase di editing del post in base al social dove desideri condividere. Buffer, è un primo passo per la condivisione consapevole e mirata dei contenuti.

Condividere con Buffer

La cosa più interessante è la questione programmazione e la possibilità di diversificare gli orari di pubblicazione. Aprendo il mio blog personale, ho realizzato relativamente presto che una cosa è scrivere dei contenuti e un’altra è condividerli. La seconda opzione, se la si esegue senza l’ausilio di tools come Buffer, porta via tempo ed è, fondamentalmente, una rottura di scatole perché dovresti startene attaccato a pc 24 ore su 24. Invece, con le dovute precauzioni, Buffer ti permettere di preparare e diversificare il messaggio introduttivo e di pianificare, con tanto di immagine.

Una volta mi è capitato di condividere su Facebook un post ma, non so perché, mi caricava un’immagine differente da quella scelta e, non sapendo come risolvere il problema, ho fatto affidamento su Buffer che mi permette di selezionare l’immagine desiderata. Al momento, questo problema non è tornato ad emergere e quindi ho ripreso l’abitudine di condividere manualmente tranne che su Twitter.

Sul social cinguettante, infatti, lo spazio è fondamentale e Buffer ha l’opzione di accorciare l’url di riferimento, di editare il messaggio come si vuole taggando l’account del quale vuoi attirare l’attenzione o che, semplicemente, ha contribuito alla stesura del contenuto condiviso, inserendo uno o più hashtag e, se si riesce, avanza spazio anche per l’immagine. Insomma, ho la possibilità di creare un minipost perfetto per Twitter, nota piattaforma di microblogging.

La mia avventura con Buffer, lo ammetto, non è esaltante ma, per le mie necessità, è comoda e semplice da utilizzare, anche da smartphone. Inoltre, mi ha portato a riflettere su tutti gli strumenti che si possono reperire in rete e ce ne sono veramente tanti. Quando avrò assunto maggiore padronanza di questo mezzo di comunicazione forse sarò pronta per testare un altro tool di programmazione e condivisione dei contenuti, Postpickr. Socialmediacoso ne ha parlato molto bene nella sua rubrica Essential Tools  e, ora che la rete mi fa un po’ meno paura, perché non continuare l’esplorazione delle immense opportunità che la realtà virtuale offre?

Photo credits: Immagine in evidenza su goodsavethemarketing e immagine a testo su cypressnorth.com

1 Comment

  • Letizia
    Letizia Posted 2 novembre 2015 12:28

    Inserire Buffer nelle cose da studiare.
    Fatto.

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