Freelance: scelta solitaria o collaborazione?

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Il freelance è, sempre tenendo presente Wikipedia, una specie di libero professionista ma senza le qualifiche che lo rendono tale.
Detta così è un po’ brutale, non è vero?
La visione comune che si ha di questa figura professionale è più avventurosa e, solitamente, ci si immagina un giornalista brillante che può permettersi di non presentarsi in redazione, sempre a caccia di scoop e che scrive con una disinvoltura tale da garantirgli l’inossidabile sicurezza di un entusiasta:
“visto, si stampi!”
La realtà è un po’ diversa ma, certamente, non meno emozionante perché la qualifica principale di un bravo freelance è tramutare in vantaggi gli svantaggi professionali.
In ogni caso, data la complessità di questa figura professionale duttile e adattabile alle richieste del mercato del lavoro, diventare un freelance è una scelta solitaria e un percorso arduo.
Sostanzialmente, il freelance è un viandante che offre i suoi servigi per eventuali collaborazioni e non può fare quello che vuole e quando vuole.

Cosa significa essere freelance

Quando si decide di intraprendere la carriera del freelance all’inizio è un po’ come quando, una volta concluso il percorso di studi obbligatorio, si varcano le porte degli studi universitari.
Si ha la vaga percezione che si studierà solo ciò che si ritiene più adatto alle proprie inclinazioni e, cosa più importante, sembra che il tempo non finisca mai.
Non più sveglia presto la mattina per scontare le 6 ore bloccati al banco di scuola, niente rientri, niente ansia da interrogazioni o verifiche a sorpresa o pomeriggi interi spesi a farsi entrare in testa la materia più odiata.
Ecco, essere freelance è un po’ come essere uno studente universitario.
Al professore si sostituisce il cliente, le lezioni da seguire lasciano il passo a corsi e libri di aggiornamento e approfondimento. Gli esami sono le scadenze da rispettare, il voto è la remunerazione concordata.
Il tempo è piuttosto relativo e si comprende presto che va ottimizzato e organizzato per far collimare la vita privata con quella professionale. Spesso si desidererà avere giornate da 48 ore e si arriverà al punto che non si saprà più che cosa vuol dire la parola ferie.
All’inizio ti verrà da domandarti:
“ma chi me l’ha fatto fare!”
Tuttavia, se questa scelta è la scelta che fa per te è solo a te stesso che dovrai rendere conto per fallimenti e successi ma non è detto che sarai solo in questo percorso.

La solitudine del freelance e il balsamo della collaborazione

Il freelance è una figura solitaria che si trova a dover massimizzare il tempo a disposizione e a combattere contro le perenni distrazioni che provengono dai social o anche solo dall’intenso desiderio di una vacanza.
Per far fronte a questa dura realtà, ci sono quei sodalizi che più o meno spontanei sorgono tra freelance e che prendono nome di co-working. Un balsamo della collaborazione che, secondo l’Huffington Post è capace di:

  • lenire il senso di solitudine che di tanto in tanto fa capolino nella testa iper concentrata del libero professionista non qualificato per un ruolo fisso e riconosciuto
  • favorire le interazioni, virtuali e non, mettendo nella giusta prospettiva il valore della solitudine
  • permettere di trovare degli interlocutori con cui confrontarsi, scambiarsi consigli e sbloccare il tanto temuto blocco creativo

In conclusione, l’idea romantica che si ha del freelance viene ridimensionata da una realtà leggermente diversa, che però si rivela ricca di soddisfazioni se la scelta professionale fatta è supportata in primo luogo da passione e voglia di fare e, in secondo luogo, dal non cedere alla tentazione di isolarsi temendo il confronto con altri esperti del settore ma, anzi, cercando con umiltà la collaborazione.

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