For-Evernote

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Chi non desidera essere più produttivo ed efficiente, tanto sul lavoro quanto nella gestione delle attività quotidiane?
Bene, non sembra essere un’impresa semplice, se declinata nel contesto sociale in cui vivo: sgrano il quotidiano rosario della mattina, composto da numerose mail da controllare, a cui segue Feedly che mi aiuta nella scelta delle letture utili; poi, approdo allegramente ai miei account social, grazie ai quali posso aggiungere altro materiale da leggere, analizzare e condividere. Nel frattempo, cerco di non far lievitare il mio ordine del giorno delle priorità da sbrigare, che rimane in attesa della mia attenzione.

Ecco che comincio a registrare informazioni, ispirazioni, suggerimenti, cui fanno da scia mie idee embrionali, alcune delle quali si trasformeranno auspicabilmente in farfalle. È qui che entra in gioco Evernote, il “moderno spazio di lavoro che mi consente di essere più produttiva”, per dirla con le parole della guida: posso segnarmi tutto.

Ricordare tutto, come sembra prometterci l’elefantino verde, icona dell’applicazione, e organizzarlo, a seconda delle priorità e del tema, in note e taccuini, che potrò annidare a mio piacimento e condividere con i miei colleghi, i quali potranno a loro volta visualizzare o modificare il materiale condiviso e invitare altri, a seconda del livello di autorizzazione che sceglierò per loro e che va dalla semplice visualizzazione fino alla modifica e alla possibilità di coinvolgere altre persone nella work chat.

La caratteristica che più mi fa amare Evernote -oltre alla gratuità e alla semplicità di utilizzo- è la sua somiglianza con il funzionamento del mio cervello*: non tutto quello che mi interessa mi serve subito, ma non voglio dimenticarmene né rinunciarvi, anche se non so ancora a cosa mi servirà. Per ovviare a questo inconveniente, mi affidavo (e mi affido ancora) alla mia memoria, aiutandola con quadernetti e agende, poi con diari digitali e fogli di lavoro; tutte pratiche senz’altro utili per conservare ispirazioni e idee da riprendere alla bisogna, ma piuttosto disorganizzate e caotiche. Con Evernote, ho risolto, almeno in parte, il problema dell’accumulo disarticolato del materiale.

Evernote mi fornisce l’opportunità (mi prudono le dita) di creare infiniti taccuini, che potranno a loro volta contenere innumerevoli note: attenzione però, trovo sia sconsigliabile eccedere con i taccuini; una volta individuati i temi caldi, è bene declinarli in taccuini, che si faranno contenitori di note, approfondimenti e sfaccettature del tema in questione. Qualsiasi cosa mi venga in mente, posso certamente annotarla e, nel caso non possa far parte di un taccuino già esistente, si renderà necessario attivare un nuovo taccuino. Inoltre, potrò usufruire dei promemoria per non dimenticare le mie scadenze. 

In preda all’entusiasmo, ho anche scaricato l’estensione per Chrome Evernote Web Clipper, e devo dire che offre simpatiche applicazioni pratiche: permette infatti di ritagliare pagine o parti di esse e di salvarle su Evernote, passando direttamente dalla rete su un taccuino e mantenendo al contempo le caratteristiche originali, con in più la possibilità di evidenziare i contenuti e aggiungere richiami visivi, al fine di facilitare la lettura e l’interpretazione condivisa; una volta ritagliato quello che ci serve, possiamo usufruire delle dieci funzioni di Evernote Web Clipper per evidenziare, commentare e indicare le parti su cui vogliamo lavorare o che meritano attenzione, sia nostra che dei nostri eventuali collaboratori.

Evernote è dunque una gran bella trovata e la consiglio a chiunque abbia bisogno di mettere ordine nel lavoro e nelle attività quotidiane e intenda risparmiare tempo nel farlo.

* questa è una mera ipotesi e va presa come tale: mi gongolo nel pensare al mio cervello come a un archivio, ad una vecchia biblioteca, o a Evernote, a seconda del mio umore o delle mie capacità cognitive del momento.

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