Un giorno “no” nella mia vita da freelance

Un giorno “no” nella mia vita da freelance
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ValeriaCheNeSocialMascheroniQuesto è un post davvero speciale perché per la prima volta di esperienza di vita da freelance parla la mia collega Maria Grazia. Mi ha chiesto di farle un’introduzione dato che la rubrica “Vita da Freelance” la curo io ed eccomi qui, un po’ zia saggia, un po’ “ma io non ho mai scritto l’introduzione se non per la mia tesi e ora che scrivo…”

Ah, per chi non l’avesse capito sono Valeria, freelance ad honorem e curatrice dei social e di altre simpatiche cosette per la Palestra. Reduci da settimane che definire impegnative è poco, posso solo confermare che ci sono cose che fanno amare la libertà che la vita da liberi professionisti concede, e giorni che proprio è durissima e si guarda con un occhio un po’ rosicante i lavoratori dipendenti che in metro si lamentano del capo o dei colleghi pensando “avessi io qualcuno che mi dice cosa fare senza dover pensare a tutto”. Ma del resto anche le migliori storie d’amore hanno periodi difficili.

Ora lascio la parola alla mia collega e vi auguro buona lettura, ma soprattutto fateci sapere com’è la vostra di vita da freelance o come ve la immaginate se ancora siete in attesa di fare il grande salto.


 

Ebbene sì, oggi mi ritrovo in una puntata di “Vita da freelance”, un grazie a Valeria che mi fa sentire a mio agio anche in questa veste come una perfetta padrona di casa! 🙂

In Palestra Writer ci ritroviamo sempre più spesso a parlare dell’organizzazione di un web writer freelance,  scambiandoci consigli su come ottimizzare  i tempi per essere sempre più aggiornati, produttivi ed esperti in materia senza però sacrificare troppo la vita sociale e quotidiana di ognuno di noi.

Sì, ma come funziona la giornata di un web writer freelance?
Naturalmente è scandita dal ticchettìo delle dita che battono sulla tastiera del pc, piena di idee e progetti che sgorgano da ogni atomo della sua mente, in un turbinio di ispirazioni e profumo di caffè, costellata di passeggiate all’aria aperta per liberare la mente e nutrirla di nuovi spunti per scrivere post brillanti e che valgano davvero la pena di essere letti.

Ok, ferma tutto, zittisci i fratelli Everly e la loro musichetta da atmosfera perfetta e celestiale, e parliamone.

Gioie e dolori dell’essere freelance

Non è tutto oro quel che luccica e, sebbene le nostre giornate tipo possano scorrere tutte in egual modo, ci sarà sempre la giornata no che ti farà pensare seriamente “ma chi me l’ha fatto fare?
Questo post nasce da riflessioni scaturite dalla lettura di un post della splendida Chiara Santamaria, dal titolo Un giorno nella mia vita.
Dalle sue righe vi ritroverete immediatamente catapultati nel meraviglioso mondo del perfetto blogger, una giornata tipo (la sua) che tutti noi desideriamo ardentemente e che, perché no, spesso e volentieri viviamo come la cosa più normale del mondo, quando poi arriva lei, la giornata no, che ci ricorda che a questo mondo tutto è terribilmente incerto e basta poco per alterare l’equilibrio dell’armonia dell’universo.

Chiara ci racconta attraverso un post dolce e appassionatamente quotidiano – sì, mi è piaciuto davvero tanto, s’era capito? – la sua tipica giornata da blogger, ora per ora, indicando le attività che è solita svolgere ogni giorno.
Ci parla di come riesce abilmente a incastonare tra loro i diversi impegni e aspetti della sua vita quotidiana, l’amore per sua figlia, il suo lui, il lavoro, la scrittura, l’aggiornamento, la ricerca, gli eventi importanti, la gestione dei social e così via, e lo fa in modo talmente sublime che chiunque si innamorerebbe di questa professione.

Freelance? Non aprire quella porta!

Oggi ci penso io a dissuadere qualsiasi pazzo abbia realmente intenzione di avvicinarsi a questo mestiere senza prima conoscerne i pro e i contro.
Ecco dunque quale potrebbe essere la giornata no di un qualsiasi web writer freelance (tratta da una o più storie vere).

Ore 8.00 – suona la sveglia, la spegni perché hai fatto di nuovo tardi armeggiando con lo smartphone o con i tuoi adorati libri. Ma l’avevi previsto e così avevi impostato 3-4 sveglie: tradizionali, smart, radiosveglie… nemmeno le cannonate riescono a tirarti giù dal letto, spegni tutto e torni dal dolce Morfeo.

ritardo

Ore 9.10 – ti svegli di soprassalto nemmeno stessero tuonando le sirene per l’allarme da bomba atomica e, guardando lo scempio sul tuo comodino delle sveglie che giacciono esanimi, provi un brivido di terrore nel guardare l’orario. Ti butti giù dal letto con un gesto atletico che nemmeno il tizio dell’olio Cuore, e in un lampo sei già sotto la doccia per recuperare lucidità, con una mano ti prendi a buffetti per svegliarti (che fa bene anche alla pelle eh!), con l’altra ti lavi i denti e con un piede provi già a sistemare in ordine la biancheria e i vestiti (sgualciti, hai dimenticato di stirarli, fortuna che oggi lavori da casa!) che ti serviranno di lì a poco.

Ore 9.25 – sei già in ritardo di un’ora e mezza sulla tabella di marcia, fai colazione con un caffè al volo, che hai bruciato perché eri impegnato a controllare le notifiche sullo smartphone e hai dimenticato la moka sul fuoco, ma non importa, ti serve caffeina per ingranare e quindi lo mandi giù.

Ore 9.45 – sei già al pc e inizi a controllare blog tuo e collaborazioni, nuove e-mail, profili social, cerchi disperatamente il suggerimento di Flipboard o di Digg per aggiornarti al volo sulle novità della giornata, ma sei troppo agitato quindi passi direttamente a Twitter: i tuoi colleghi avranno twittato già tutto. Carrellata di notizie, commenti, epic fail dei concorrenti, sei carico, hai tutto sotto controllo, puoi recuperare, ce la puoi fare!

Ore 10.30 – prendi un caffè, non ricordi bene chi sei ma sai che devi correre più veloce del tuo collega dall’altra parte dell’Italia, prima che ti anticiperà rubando le tue preziose idee mettendole in atto prima che tu possa dire “Eureka!” e quindi attacchi, ti tuffi nel lavoro, carichi il pomodoro, e se sei stato talmente bravo da anticiparti il lavoro il giorno prima sei già lì pronto a scrivere articoli su articoli, le tue dita che scorrono veloci sulla tastiera e nessuno può fermarti perché sei un fiume in piena!
E allora scrivi, rileggi, correggi, modifichi, ottimizzi, cerchi le immagini giuste, pubblichi e condividi e prendi un altro caffè.

Ore 12.30 – Sei abbastanza soddisfatto del tuo lavoro, e ti dedichi alla gestione dei social network, soprattutto di Google Plus anche se, diciamoci la verità, non piace quasi a nessuno, ma hai deciso di voler scoprire tutti i segreti di Hangout e quindi sei lì a studiare il manuale di Salvatore Russo convinto di poter sfidare a viso aperto il famigerato Big G e il suo social plus. Intanto, sorseggi un caffé.

Ore 13.00 – pausa pranzo. Se hai la fortuna di ritrovarti da solo nella pausa pranzo un panino al volo o un’insalata, ma anche un piatto di pasta, possono essere sufficienti e non toglieranno troppo tempo al tuo lavoro. Ma se lavori da casa, e magari ci sono altre persone che aspettano te per nutrirsi, puoi tranquillamente dire addio per almeno un paio d’ore a computer, post, social e compagnia cantata.

Ore 15.00 – Sei già al settimo caffè della giornata, sei pronto per un altro giro de la muerte tra social, e-mail, commenti da moderare e a cui rispondere, fan page che amministri, troll da ignorare, flame a cui partecipare, notifiche da controllare e poi giù di nuovo a scrivere articoli come se non ci fosse un domani: scrivi, rileggi, correggi, ottimizzi, inserisci le immagini, invii alla redazione, provvedi a una condivisione capillare dei post del tuo blog e già che ci sei, prendi un altro caffè.

Ore 16.30 – interrompi il lavoro perché stai per partecipare a un Hangout importante, sei emozionato, un po’ te ne vergogni, ti fa piacere vedere i tuoi colleghi (quelli simpatici) e allora prepari tutto il set per la videochiamata perfetta: webcam ok, microfono fuori dall’inquadratura, cartello appeso sulla porta che recita VIDEOCHIAMATA IN CORSO, STATE ALLA LARGA, una sistemata allo specchio e pronti, On Air!

Ore 17.00 – va tutto benissimo , il webinar procede davvero alla grande, sei felice di avere dei colleghi così preparati e in gamba ma allo stesso tempo umili, finché Google, il maledetto, non decide di metterci lo zampino. Il server decide di farsi una cannabis e in pochi minuti il panico attraversa gli occhi di tutti i partecipanti, webcam per webcam. Ma the show must go on, così il tutto procede così come doveva andare, anche se sai già che la registrazione di Youtube è andata a farsi friggere. Ma una soluzione la troverete.

stress

Ore 18.10 – dopo molteplici problemi tecnici la videochiamata è finalmente conclusa, parte la bufera: sei già alle prese con diversi sofisticatissimi strumenti di video editing perché “ma chi ci uccide a noi” ma intanto il tempo passa, prendi un altro caffè e apprendi che uno dei tuoi clienti che, evidentemente non ha mai apprezzato il tuo lavoro, ha deciso di dimostrarti la sua totale incapacità di riconoscere un vero talento proprio in quella stupenda giornata di melma. Ma non importa, vai avanti, cerchi di non dargli peso e di procurarti una bambolina voodoo per i prossimi giorni, c’est la vie!

Ore 20.00 – ormai in veste di automa, ti ritrovi a eseguire operazioni meccanicamente, con una mano sei ancora al pc che sembri alle prese con un problema di fisica quantistica mentre in braccio hai il pargoletto, il più piccolo della famiglia, che ha bisogno di cure, di pappa e di attenzione, mentre con l’altra mano dai una spadellata al coniglio sul fuoco preparato per la cena. Sei meglio di Durga.

Ore 21.00 – sei esausto, ti trascini a fatica a cena e pensi ai tuoi colleghi che stanno messi peggio di te, provi a mandar giù un boccone ma ti ricordi che non hai ancora inviato quell’articolo urgente e quindi finisci la cena, sparecchi, lavi i piatti, dai da mangiare al gatto che ormai sta già cercando un umano meno esaurito, già che ci sei dai una lavata e passi la cera e lasci tutto talmente pulito da brillare e ti rifiondi al pc, dove rileggi il pezzo che avevi intelligentemente già preparato senza capirci un’acca, lo invii e ti lasci cadere in uno stato di ebetismo cronico.

Ore 24.00 – Sei ormai a letto, devastato, pensi che domani non può che essere una bella giornata, di quelle in cui hai tempo per giocare un po’ coi tuoi figli, di uscire a prendere un caffè e scrivere con gli uccellini che ti si posano cinguettando sulle spalle, di vestirti come si deve e di andare a fare un po’ di jogging.
Poi ti ricordi di avere scadenze, bollette da pagare, la fila all’ufficio postale, due ore e mezza in banca, le fatture da riordinare, l’appuntamento col commercialista, le assurde richieste dei tuoi clienti, i tuoi nuovi progetti, la casa al mare da bloccare, quella in cui vivi da riordinare, i figli da portare a nuoto, e il tuo partner che ormai si chiede quanto manchi all’esaurimento nervoso, così come i tuoi amici più cari.

Ma non t’importa, perché nel tuo cuore sai di fare il mestiere che per te è il più bello del mondo, quindi sorridi, chiudi gli occhi e pensi a tua madre per la quale, nonostante tutto, sarai sempre

Chi, mia figlia? Passa tutto il giorno al pc. Dice che lavora.

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