Identità virtuale in rapporto a quella reale

Identità virtuale in rapporto a quella reale
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Secondo la definizione di Wikipedia, l’identità virtuale «è un’identità sociale che un utilizzatore di internet costruisce nelle comunità online e sui siti. Può anche essere vista come una presentazione attivamente costruita di sé stessi.» Non parlerò qui di avatar creati a scopo ludico, ad esempio per giocare in un qualche mondo virtuale, ma d’identità virtuale intesa come quella presentazione che diamo di noi sui social network e, se l’abbiamo, sul nostro blog o sito e del suo rapporto con la nostra identità reale.

Lavorare online significa avere una doppia identità?

Credo che dovremmo salire di un poco la montagna creata dal concetto stesso d’identità per (ri)scoprire che il problema, se di problema si può parlare, riguarda il nostro essere sociali.

La letteratura classica pullula di storie che hanno alla loro base il concetto di maschera e di doppio, in cui l’io si moltiplica a creare una personalità che assomiglia più a un dado che a una sfera, per le tante sfaccettature di cui è composta.
Pensiamoci un momento, com’eravamo prima della diffusione d’internet? Com’era la nostra vita prima che la rete diventasse parte integrante della nostra quotidianità?

Eravamo forse mololitici e senza ombre?

Non credo, spero di no.
Tutti noi, ci rapportiamo agli altri e all’ambiente in maniera differente, a seconda delle circostanze che ci troviamo ad affrontare.

Ci adattiamo. Ci trasformiamo. Sempre.

Non saremo la stessa persona durante un colloquio di lavoro e durante una cena tra amici, così come non abbiamo il medesimo atteggiamento su LinkedIn e su Facebook, per fare un esempio.

Cambiano le cose che desideriamo mostrare di noi, l’immagine che vogliamo mettere in luce; e cambia il linguaggio con cui esprimiamo queste diverse esigenze.

Mentre nella vita offline, la nostra identità viene percepita come un insieme inseparabile di forma e sostanza, di aspetto estetico, abbigliamento, portamento, linguaggio verbale e non verbale, nella vita online, la parte fisica può essere camuffata o distorta più facilmente.
Se utilizziamo la rete per lavoro, creare un profilo falso o millantare competenze ed esperienze che non si hanno, potrà sembrare ad alcuni una strategia per guadagnare una posizione autorevole senza fatica, ma è una pratica che io sconsiglio vivamente sia ad aspiranti web worker che a semplici appassionati.

Mentire non è mai una buona idea, tanto meno in un ambiente come quello del web, che spesso si basa sulla creazione di rapporti di fiducia tra persone che non si sono mai viste nella vita reale e che vive inondato da un flusso continuo di informazioni. È un universo veloce, a volte distratto, che fa forse più fatica ad accorgersi delle panzane, ma, qualora ne senta l’odore, difficilmente perdona lo spaccone. E può distruggerlo senza pietà.

Io, inizialmente restia a scoprire la mia identità e a buttarmi nel magico mondo della rete, quando ho deciso che avrei lavorato sul web, ho creato i miei profili social, rigorosamente aderenti alla mia vita reale, e ho cominciato a costruire il mio intreccio di conoscenze, molte delle quali si sono trasformate in amicizie. E sono amicizie reali, di cui non potrei fare a meno. Perché sono amicizie nate non per caso, ma filtrate alla base dalla comune passione per quello che amo. E questo è un vantaggio rispetto alla vita reale.

E tu, che sei arrivato fin qui, come ti rapporti alla rete? La tua identità virtuale rispecchia quello che sei nella realtà o assomiglia a quello che vorresti essere? L’hai costruita per creare rapporti di valore o solo per far colpo sugli altri? Discutiamone nei commenti.

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