Scrivere per i marketplace: pro e contro

Scrivere per i marketplace: pro e contro
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Qualunque siano le tue motivazioni e qualunque sia la tua formazione hai deciso: vuoi fare il web writer. Bene, ma da dove cominciare? Puoi aprire un blog, come ti suggeriranno in molti, mettendo letteralmente nero su bianco le tue opinioni, i tuoi dubbi e le tue riflessioni sul mestiere di web writer e sul vasto mondo della scrittura online. Ma se non ti sentissi pronto ad avere un tuo blog ma volessi comunque guadagnare scrivendo? Se senti di aver bisogno di una prova sul campo per verificare se scrivere per il web può essere la strada giusta per te, puoi buttarti nella mischia ricorrendo ai marketplace di contenuti editoriali.

Cos’è un marketplace

Come hai potuto leggere nel post di Gaia, il marketplace è una sorta di piazza virtuale, dove si incontrano gli editori che hanno bisogno dei più svariati contenuti per i loro progetti e gli autori che sono disposti a realizzare quei testi. Sebbene ogni piattaforma abbia caratteristiche e regole proprie, è comunque possibile fare alcune riflessioni sempre valide sul rapporto che viene a instaurarsi tra autori e content marketplace. Riflessioni che ci aiuteranno a capire se queste realtà possono realmente essere una buona soluzione per chi vuole fare della scrittura sul web la propria professione.

Scrivere con i marketplace? Sì, perché…

Nei marketplace il focus è esclusivamente sul testo da creare: si ha a disposizione un titolo da sviluppare ed è su questo che ci si deve concentrare. Ciò li rende appetibili per chi è alle prime armi e si trova ancora un po’ spaesato di fronte alle regole da seguire per l’ottimizzazione del testo, per la ricerca delle parole chiave, per l’inserimento e l’ottimizzazione delle immagini, per la promozione dei testi sui social network e così via. Iscriversi a uno o più marketplace può quindi essere una strada percorribile per chi ha una buona capacità di scrittura e sta muovendo i primi passi nel mondo del web writing. In più, non è richiesta la conoscenza di alcun CMS (Content Management System), dal momento che i testi vengono redatti direttamente tramite la piattaforma. A mediare tra autori e committenti esiste poi un team che si occupa della gestione amministrativa e che ha il compito di evadere con puntualità i pagamenti. I compensi non sono elevati (lo vedremo tra poco), ma almeno sono certi. È una magra consolazione, forse, ma non dovrai rincorrere i clienti per ottenere ciò che ti spetta, né sentirai dirti l’ormai celeberrima frase “per questo progetto non abbiamo un budget” o l’altrettanto nota “il tuo lavoro sarà ripagato in visibilità”.

Sintetizzando, ecco i punti che possono essere classificati come pro della scrittura sui marketplace:

  • Focus sulla fase di redazione: la maggior parte delle volte le parole chiave sono già fornite dal committente, così come le linee guida da seguire per la realizzazione del testo.
  • Sono piattaforme adatte anche ai debuttanti o a chi non vuole fare del web writing una professione a tutti gli effetti. Dal momento che scrivere articoli online retribuiti tramite questi siti non richiede il possesso di competenze specialistiche, né la conoscenza dei più diffusi CMS, può essere una buona soluzione anche per chi vede la scrittura sul web come una passione da affiancare ad altre attività o come un modo per mettere a frutto la propria capacità di scrivere senza l’impegno che deriva dalla gestione di un blog. Gestire bene un blog, infatti, richiede programmazione e costanza, con la definizione di un progetto di comunicazione, di precisi obiettivi e la creazione di un piano editoriale ad hoc.
  • Esiste un’organizzazione a supporto degli autori.
  • I pagamenti sono certi e puntuali.

Scrivere con i marketplace? No, perché…

Al solo nominare la parola marketplace molti web writer e copywriter professionisti non solo inorridiscono, ma lanciano invettive e feroci critiche a questo sistema. Vediamo insieme perché. Il punto sul quale si dibatte continuamente, non solo in riferimento ai marketplace in realtà, è il giusto compenso da riconoscere a chi lavora con e sul web, con e sulle parole. Le piattaforme per la creazione di contenuti, salvo rarissime eccezioni, presentano compensi bassi, in molti casi troppo bassi in rapporto al tempo necessario e alle competenze richieste per la creazione dell’articolo. In più, molte di queste piattaforme non tengono nella dovuta considerazione la qualità degli autori e la loro esperienza, ma propongono un prezzo standard. Se a ciò si aggiungono, da un lato, la presenza di commissioni che sono incassate dallo stesso marketplace e, dall’altro lato, le imposte da versare nelle casse dello Stato, ciò che resta nelle tasche dell’autore non sono che briciole. Un secondo aspetto che viene fortemente criticato è la cosiddetta industrializzazione dei contenuti. I marketplace sono talvolta indicati come content farm, vere e proprie fabbriche di contenuti, al cui interno lavora un esercito di autori mal pagati in grado di sfornare centinaia di articoli in pochi minuti. Tutto ciò va naturalmente a discapito della qualità generale dei testi, redatti frettolosamente e poco utili per il lettore.

Ma ci sono altri aspetti da valutare con attenzione quando si decide di scrivere su queste piattaforme, a partire dalle conseguenze che derivano dalla cessione del diritto d’autore sui testi prodotti. Chi si iscrive a un markeplace si impegna a cedere ogni diritto sul testo realizzato che, una volta approvato e pagato, diventa di proprietà dell’editore che lo ha richiesto. Quest’ultimo può utilizzare il testo come meglio crede: modificarlo, inserirlo in una pubblicazione cartacea o, come succede nella quasi totalità dei casi, pubblicarlo online. Anche a suo nome. È la dura vita del ghost writer: basta un attimo e il tuo lavoro risulta svolto da altri. La cosa è fastidiosa, sempre, ma lo diventa ancor di più quando ad agire in questo modo sono giornalisti professionisti che pubblicano i tuoi testi con la loro firma su testate registrate. Ciò succede in particolare in un marketplace, perciò occhio: controlla sempre, per quanto ti è possibile, dove vanno a finire i tuoi testi e fai le dovute riflessioni in merito.

Ricapitolando, ecco i principali svantaggi dello scrivere per il web attraverso i marketplace:

  • La retribuzione è spesso troppo bassa e non rapportata all’esperienza dell’autore e/o alle caratteristiche del testo richiesto.
  • Una parte del compenso, lordo, è erosa dalle commissioni.
  • Cedi i diritti d’autore sul testo prodotto, che può essere pubblicato a firma di altre persone.
  • Il rapporto autore-editore è impersonale e anonimo. Spesso poi le collaborazioni che nascono hanno vita breve, esaurendosi dopo qualche articolo.
  • Non hai la possibilità di conoscere le performance dei tuoi articoli, sia in termini di visite ricevute sia in termini di gradimento del pubblico. Di conseguenza scrivi alla cieca, non potendo avere un feedback sulla bontà del tuo lavoro. Feedback che sarebbe un alleato prezioso per migliorare e rendere più efficace la tua scrittura.

Personalmente ritengo i marketplace uno strumento da conoscere e da non demonizzare a prescindere. Alcuni possono trasformarsi in una buona palestra per i web writer debuttanti, altri sono assolutamente da sconsigliare. In attesa dei prossimi appuntamenti della rubrica, nei quali conosceremo una alla volta queste piattaforme, dimmi cosa ne pensi: secondo te sono solo fabbriche di contenuti di scarsa qualità? Trovi che ci siano altri aspetti da considerare in relazione alla scrittura sui marketplace?

Photo Credit: Flickr.com

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